Un raggio di sole

 

 

20180801_184838.jpgChi, mi chiedo, è riuscito a raccontarla in una sintesi perfetta, meglio di lui? La vita, dico. Salvatore Quasimodo, dico.
Certo straordinario è quel “ognuno sta solo sul cuore della terra” del primo verso. Così come lo è “ed è subito sera” che chiude. Ma ciò che mi  sconvolge sta nel ” trafitto da un raggio di sole”. Avevo 12 anni quando ne rimasi davvero folgorata e ancora, tutti i giorni, quel verso contrassegna le mie giornate. Come la preghiera del mattino e della sera, un mantra o come un ritornello che non ci abbandona mai. Perché trafitti da quel raggio di sole, lo siamo tutti. Dal primo respiro, dal primo inconsapevole sguardo sul mondo, appena fuori dal complicato travaglio del nascere, del primo grande abbandono.
Quel raggio di sole ci trafigge di bellezza, speranza, ci guarda nelle cadute e nelle riprese del viaggio. Ci osseva in attesa dei nostri difficili o impossibili cambiamenti. Ci orienta: esso è la meta. Ma ci disorienta, anche. È la bellezza inesprimibile della Vita. Non può non trafiggerci. Come una spada dolorosa e dolce. E mi sono chiesta, giorno per giorno ( sola sul cuore della terra…) se ci fosse un sinonimo per sostituire il “trafitti” del nostro Premio Nobel per la poesia. No, non c’è. Io non l’ho trovato. E ne sono trascorsi di anni!
La bellezza, lo stupore non possono che trafiggerci, nel più profondo dell’anima. Tanto di più giacché  ognuno sa che sarà subito sera…

Foto- marilenamonti

8 pensieri riguardo “Un raggio di sole

  1. Naturalmente mi associo. Il tuo merito comunque resta quello di avermi fatto mettere a fuoco, in modo tanto intenso, il senso più profondo di questi versi. Come tutti credo, li conoscevo da sempre ma solo ora mi sono entrati nell’anima…

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  2. Frequentavo la scuola media (quella della fine degli anni cinquanta … allora si studiava molto intensamente anche il latino per l’intero triennio). Ebbi l’avventura (e la fortuna) di avere un insegnante di lettere esigentissimo, ma bravissimo e dotato di una eccezionale passione per l’insegnamento. La poesia non era un genere particolarmente entusiasmante per un ragazzetto di dodici anni. Il mio prof tuttavia riuscì a farmi amare e capire questa poesia (e tante altre) con un metodo straordinario: la recitava quasi giornalmente con un’intensità che faceva accapponare la pelle, senza spendersi nell’analisi dei versi, ma invitandoci a coglierne semplicemente la musicalità. Alla fine fummo noi giovanissimi allievi a proporre l’analisi (anche letterale) di quel testo … che non appariva più ermetico, appassionandoci a smembrarne i versi in parole. E’ incredibile come, leggendo questo tuo pezzo, mi sia tornato alla mente (a sessant’anni da allora) questo ricordo in modo così vivido … ancor più sconcertante è la coincidenza che tu ti sia soffermata proprio sul termine “trafitto”, sul quale noi giovinetti ci arrovellammo … con grande gioia del prof, che ebbe così la soddisfazione di capire che “avevamo capito”. Ma il vero tripudio fu l’anno successivo – il 1959 – quando (frequentavo la terza con lo stesso insegnante) al sommo poeta di Modica fu assegnato il Premio Nobel per la Letteratura. Fu come se un poco di quel premio l’avessimo vinto anche noi!

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    1. Sono molto contenta della dettagliata e preziosa condivisione di questo tuo vissuto per altro, molto vicino al mio. Complimenti soprattutto ai nostri insegnanti chr ci hanno condotti per mano per farci il dono prezioso del valore della poesia.

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