IL SIGNOR MALE

20180810_101624



Il signor Male è maschio. Di più:  la mascolinità in lui,  trasuda e…suda. A vederlo dallo schermo sembra di coglierne l’acre fragranza testosteronica che buca lo schermo stesso e raggiunge i suoi trasognati adoranti. È sporco. Magari si sottopone a frequenti abluzioni, eppure è sporco e puzza e suda e mostra villose panoramiche di allusiva virilità. Esse poggiano su un adipe da maschio occidentale che non si nega cibo-schifezza e alcol in abbondanza. È sboccato, arrogante, rozzo, villano, grezzo, ruvido, prepotente, bugiardo, spudorato e cattivo. Inelegante anche quando indossa l’abito buono. I panni gli stanno stretti addosso, come se la sua virile esuberanza soffrisse nelle strettoie di camicia e cravatta.  Egli tuttavia, piace. Perché il vero maschio deve essere così… e lui lo sa. Lui è “ani- Male”. Deve dare lezioni di vita: brutalità,  sopraffazione, aggressività,  violenza.
Il messaggio parla chiaro: le femmine prima le spacchi e poi le metti via,  i maschi…chi non è come me è mio nemico.
E le femmine stramazzano di desiderio mentre i maschi lo emulano. Entrambi lo proclamano “Re”. Il signor “Male” dice che bisogna pensare e proteggere solo l’orticello di casa propria. Ciascuno che non ne faccia parte, bisogna scacciarlo e schiacciarlo, sparargli, affogarlo… E questo per il bene di tutti, dice. Ama sport, caccia, famiglia e chiesa. Piace moltissimo il suo predicar bene e razzolare male. Lo adorano in tanti, per questo.
E naturalmente  egli è ladro: com’è d’obbligo che sia.

Foto- Gli incubi di Alex Leon, sopravvissuto allo sterminio nazista. Giornale-Sentire

21 pensieri riguardo “IL SIGNOR MALE

  1. Questa volta la mia attenzione è stata particolarmente attratta dall’immagine scelta per contraddistinguere “IL SIGNOR MALE”: si tratta di un’opera molto significativa ed inquietante di Alex Leon o, come firmava le sue opere, Leon Alex pseudonimo del pittore romeno Sándor Löwinger di famiglia ebrea, morto nel 1944 (a soli 37 anni) dopo essere sopravvissuto all’internamento in un “campo di lavoro” sul fronte militare orientale. Le sue opere sono fortemente influenzate dall’espressionismo. In particolare quella qui riportata mi ha immediatamente ricordato il pittore norvegese Edvard Munch (definito da alcuni “il pittore dell’angoscia”). Ebbene la fantastica immagine che mi sono ritrovato davanti agli occhi mi ha creato appunto ANGOSCIA. L’ho osservata attentamente e con intensità: credo che non si potesse scegliere di meglio per contraddistinguere il contenuto del testo. Ho notato che l’immagine non rappresenta un unico volto, ma tende a dare l’idea di una “contorta” pluralità … una sorta di moltitudine del male. A questo punto mi son chiesto se sia corretta l’individuazione di un unico emblematico “agente del male”. Se l’individuazione di questo bersaglio non rischi di spostare l’attenzione dal problema della “collettività” che ha portato all’emergere del “soggetto”. Dietro al Signor Male non esistono forse milioni di persone, delle quali ha interpretato il “pensiero” (si fa per dire) ed alle quali ha abilmente solleticato “la pancia”, ottenendone in cambio il noto riscontro? Non rischia di essere pericolosamente “distorsivo” della realtà, il trascurare l’analisi sociologica e politica del complesso fenomeno di adesione collettiva e di identificazione con certi “concetti”? Per concludere, è corretto concentrarsi sul “Signor Male” … o sarebbe necessario allargare lo sguardo alla “Mala Società”? In questa seconda ipotesi, mi limito a rilevare che la mia “angoscia” crescerebbe in maniera esponenziale e la sua rappresentazione grafica andrebbe ben oltre la pur efficace immagine di Alex Leon o, addirittura, della potenza espressiva de “L’URLO” … di orrore … di Munch.

    "Mi piace"

    1. I tuoi commenti, Giuliano, sono impegnativi e aprono territori vasti di discussione. La tua domanda è assolutamente pertinente. E figurati se non me la pongo e se non se la pongono tutti i superstiti “pensanti”!
      Tuttavia ritengo di aver lasciato passare, nel mio sintetico ritratto, lo sgomento per il sostegno viscerale dei troppi, al progetto del Signor Male.
      “… le femmine stramazzano, i maschi lo emulano…” Avrai notato che non li chiamo mai uomini e donne. Me femmine e maschi. Ani-Mali.
      Angoscia, dici bene. Ho visionato migliaia di raffigurazioni del Male in pittura. Credo di avere scelto bene e tu, in questo mi conforti.
      È per la mala società che scrivo, ma essa non legge. E il sentimento di rabbia impotente cresce…
      Ti ringrazio

      Piace a 1 persona

  2. Maschio alpha. Nasce, cresce e fa mille danni. Nasce, cresce e uccide la femmina. Perchè lei dev’essere solo sua.
    A volte immagino un mondo senza maschi. Io non avrei subito abusi e forse sarei completamente diversa. Non avrei subito violenza verbale e psicologica e non dovrei sopportare la rabbia che odio. Sì, come la Solanas, vorrei l’estinzione del maschio.

    "Mi piace"

    1. Drammaticamente forte questo tuo commento. Siccome non è possibile estinguerli, bisognerebbe “educarli”. Missione impossibile? No se si parte dalle donne. La vera responsabile della non crescita del maschio è la donna (la madre). Duro doverlo ammettere ma purtroppo è così. Quando la smetteranno, le mammine, di fare di ogni pisellino un sovrano…loro e il mondo cambieranno!

      Piace a 2 people

      1. Educhiamo le madri allora. Ma al Sud la vedo dura con tutte queste regine della casa che portano il caffè a letto al pargoletto di 40 anni e passa. E guai a dirgli che viziano il figlio. Guai! Loro sanno sempre cosa è giusto e cosa è sbagliato. La tradizione non muore mai ma le donne sì. Allora andiamo alla radice del problema sì ma se la radice è marcia? Sai quante madri fanno ancora questo? Troppe! Portiamole a scuola e diciamogli che creano mostri!

        Piace a 1 persona

      2. Sì il complesso di Edipo in Italia è diffuso. Io ho hissuto con ragazzi stranieri che invece erano tutti autonomi, giravano il mondo e sapevano gestirsi da soli.
        La Psicanalisi, in particolare l’opera “Casi clinici” di Freud, è la mia Bibbia. In passato avrei voluto salvare e curare tutti ma dopo ho capito che fare da “contenitore” al dolore altrui non era una cosa bella per me. Peccato averlo scoperto tardi.
        Poi i sogni, io gli dò molta importanza. Ma adesso non è più come prima.

        Piace a 1 persona

      3. Io non smetto il vizio di fare da contenitore dell’altrui dolore (ignoto). Mi risulta impossibile far finta di niente. Vorrei indurre gli altri a conoscersi per cambiare. Tutti. Sono per la psicanali dell’obbligo. Solo così forse, l’umanità potrebbe salvarsi!
        I sogni abbiamo imparato a decodificarli in breve dempo…😃

        Piace a 1 persona

      4. Spesso non ci si vuol conoscere perchè le cose che si hanno dentro possono far male. La maggior parte delle persone evita l’introspezione stonandosi e sedandosi in vari modi. Io credo che nel pozzo scuro della psiche bisogna scendere se si vuol capire ma a volte si rimane là sotto, c’è anche questo rischio, o a volte non si riesce a vedere bene al buio se non si è abituati all’oscurità 😐

        Piace a 1 persona

      5. Condivido ogni tua parola ma sono convinta che valga la pena correre il rischio. Che senso ha vivere preda del proprio dolore cieco? Meglio conoscerlo, costi quel che costi, affrontarlo e, nella migliore delle ipotesi…farci la pace😃

        Piace a 2 people

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...