Sappiamo sognare?

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“Il sognatore, se proprio occorre darne una definizione precisa, non è un uomo, ma, sapete, una sorta di essere di genere neutro. Egli prende dimora per lo più in qualche angolo inaccessibile, come se volesse nascondersi in esso persino alla luce del giorno, e se si ritira in casa sua mette radici nel suo angolo come una lumaca, oppure per lo meno è assai simile a quel curioso animale che è nello stesso tempo un animale e una casa insieme, e che si chiama tartaruga.” (da “Le notti bianche” di Fëdor Dostoevskij).

Leggendo questa citazione mi domando e vi domando: siamo ancora in grado di sognare? Lo chiedo a me stessa che  del sogno ho fatto e faccio nutrimento e imput creativo. (Tuttavia,  pur riuscendo a sognare molto, ho sempre cercato di tenere vigile una sorta di sguardo razionale su me stessa. Quello che mi impedisse di uscire fuori dalla realtà.)
Questo nostro tempo è come se avesse atrofizzato la capacità del sogno, in quanto ha reso sempre più asfittico il desiderio. Ovviamente molti sognano il cellulare o l’auto di ultima generazione, altri un ‘ritorno’ a un orribile nero passato, altri ancora che si riattizi il fuoco purificatore delle leggi razziali, molti  il ritorno alla cara, vecchia lira…
E questi sogni poveri, sterili  e allarmanti, vengono confezionati e proposti con puntuale somministrazione quotidiana, sui social.
Quando ancora sfogliavo, ( fino al 5 marzo scorso), le pagine di Facebook, assistevo alla esternazione di molti, troppi sogni di tale portata. Indotti, malati, pericolosi, malevoli.
Il personaggio di Dostoevskij descrive se stesso chiuso al mondo, rincantucciato a sognare in un corpo/tana/casa ma… basterebbe leggere il romanzo per vedere che egli andava in giro per tutto il giorno, fino a notte, per raccogliere vita, volti, sguardi, profumi,suggestioni, architetture, paesaggi e luci da portare poi con sé per costruire, dopo, lunghi, appaganti sogni degni di questo nome.
Se Fĕdor, il mio adorato Fëdor… fosse stato tra i miei amici di Facebook, forse non avrei abbandonato il social.
E avrei riempito di like ogni suo post…

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30 pensieri riguardo “Sappiamo sognare?

  1. Cara Marilena,
    il sogno non si è atrofizzato, ma secondo me è stato viziato il muscolo. Si confonde l’appetito col desiderio, e il “vorrei” con il “voglio” (il condizionale non è un vezzo, e sono certo che mi capirai). Il sogno nasce dalla distanza, nella mia opinione, e con l’illusione di un mondo mostruosamente collegato ed accessibile il piacere della distanza è stato distorto. Ma a forza di sottrarci tutto questo, ci spingeranno a sognarlo nuovamente.
    Io ci credo!
    M.

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  2. Questa cosa dei sogni mi ha fortemente provocato … con quella bellissima immagine di Fedor poi … cosi significativa e profondamente “umana” … ci starebbe bene anche Sigmund che, in fatto di sogni ….
    Il titolo del blog “QUANTO BASTA” … “senza esagerare” è un invito alla sintesi … ma sul tema dei sogni, quante riflessioni (indotte da quel che leggo) si sono affollate nella mia mente …
    Tra le tante ne scelgo una. Mi son chiesto più volte: cosa sogneranno i nostri “cuginetti”?
    Li ho sognati spesso … particolarmente dopo la visita al loro insediamento di Campobello … non c’è immagine che possa rendere quello che ho provato vedendo con i miei occhi e toccando davvero con mano. Ma mi è capitato anche di sognare (sulla base di evocazioni letterarie e cinematografiche) la tragedia della deportazione dalle coste africane nei secoli passati di una quantità incredibile di esseri umani ad opera delle navi “negriere”.
    Ma non voglio divagare e torno al tema, con un paio di interrogativi provocatori: Anche a loro si sarà “atrofizzata la capacità del sogno”? Anche su di loro le condizioni “del nostro tempo” avranno “reso sempre più asfittico il desiderio”? NON LO RITENGO PROBABILE … anzi! Certo i loro desideri potrebbero assomigliare ed essersi in parte omologati ai nostri … per effetto di quel che vedono e osservano con la mediazione di internet … ma quando poi constatano con i loro occhi e sulla loro pelle gli effetti dell’evoluzione/involuzione della nostra società, credo e voglio sperare che la loro psiche si indirizzi altrove … alle loro origini … al loro ambiente … anche se in molti casi i luoghi di provenienza ed i relativi ricordi saranno probabilmente intrisi di drammaticità. Per quanto gli “ascensori sociali” europei si siano per noi guastati, non credo che i nostri “cuginetti” ne invochino la riparazione … sanno ben affrontare la “salita” … a piedi, purché gli si lasci un minimo di opportunità in questa direzione!

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    1. Giuliano! Intanto il “quanto basta” è una esortazione che faccio a me stessa, non certo ai lettori intelligenti, profondi e attenti come te!
      Certo i sogni per Freud…ma quello è un altro capitolo ancora più vasto. Voglio parlare dei fratelli africani, i nostri “cuginetti” . I loro sogni sono purtroppo americani, nel senso più spregevole, nella valenza di consumismo sfrenato. Questo è ciò che gli passiamo. Non hanno strumenti per criticare. Ma so, per aver parlato con alcuni di loro, i pochi fortinani che hanno trovato umana accoglienza, che lo sguardo è rivolto indietro, alla salvezza dei propri cari e alla ricostruzione della propria cultura. I loro sogni sono imparare per portare a casa ciò che hanno imparato. Bisogna sperare che non restino solo sogni. Ma la vedo dura!
      Ti ringrazio

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      1. Credo, purtroppo, che tu abbia ragione: sognano quello che gli passiamo … e sopratutto non hanno strumenti di analisi e di critica! Ma forse … nelle loro circonvoluzioni cerebrali … c’è materiale memorizzato che riguarda il loro pregresso … e (se lo sguardo si volge anche in quella direzione) potrebbe esserci speranza!

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  3. eppure i sognatori, fossero uccelli, sarebbero sempre il vertice dello stormo: senza sogni non esiste possibilità di progetto, senza progetto non si realizza il vivere, ma se il tuo adorato Fedor fosse ancora tra noi avrebbe compreso bene l’inutilità di un social

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