IL SIGNOR MALE

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Il signor Male è maschio. Di più:  la mascolinità in lui,  trasuda e…suda. A vederlo dallo schermo sembra di coglierne l’acre fragranza testosteronica che buca lo schermo stesso e raggiunge i suoi trasognati adoranti. È sporco. Magari si sottopone a frequenti abluzioni, eppure è sporco e puzza e suda e mostra villose panoramiche di allusiva virilità. Esse poggiano su un adipe da maschio occidentale che non si nega cibo-schifezza e alcol in abbondanza. È sboccato, arrogante, rozzo, villano, grezzo, ruvido, prepotente, bugiardo, spudorato e cattivo. Inelegante anche quando indossa l’abito buono. I panni gli stanno stretti addosso, come se la sua virile esuberanza soffrisse nelle strettoie di camicia e cravatta.  Egli tuttavia, piace. Perché il vero maschio deve essere così… e lui lo sa. Lui è “ani- Male”. Deve dare lezioni di vita: brutalità,  sopraffazione, aggressività,  violenza.
Il messaggio parla chiaro: le femmine prima le spacchi e poi le metti via,  i maschi…chi non è come me è mio nemico.
E le femmine stramazzano di desiderio mentre i maschi lo emulano. Entrambi lo proclamano “Re”. Il signor “Male” dice che bisogna pensare e proteggere solo l’orticello di casa propria. Ciascuno che non ne faccia parte, bisogna scacciarlo e schiacciarlo, sparargli, affogarlo… E questo per il bene di tutti, dice. Ama sport, caccia, famiglia e chiesa. Piace moltissimo il suo predicar bene e razzolare male. Lo adorano in tanti, per questo.
E naturalmente  egli è ladro: com’è d’obbligo che sia.

Foto- Gli incubi di Alex Leon, sopravvissuto allo sterminio nazista. Giornale-Sentire

Rosso

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Rosso. Un tripudio di rosso, mescolato al blu della plastica, al grigio rovente dell’asfalto.
Rosso vivo, carne della terra, succosi pomodori ancora caldi di sole e di mani nere che li hanno appena raccolti.
La fatica è finita per oggi. 14 ore di schiena spezzata. E intanto a contare…quante cassette, quanti euro a quintale, detratto il costo del biglietto per il trasporto  5 euro, forse me ne restano 10, forse domenica posso chiamare mia madre in Gambia.  Forse a fine estate, quando comincia il raccolto dell’uva, posso mandare qualcosa ai miei.
Conta, fratello, mentre il tuo corpo geme letti di fortuna, pane di fortuna, acqua di fortuna e le tue giunture ancora giovani già lamentano una spossatezza che non puoi permetterti di ascoltare. Il Caporale è cattivo ma si trasforma in icona di sopravvivenza. Devi rispettarlo e tacere mentre vi stipa in un furgone che potrebbe contenere la metà di quelli che siete. Privo di finestrini. Riprenderai respiro all’arrivo e per tutta la notte dormendo sotto un albero.
E invece non arrivi. Uno schianto.  Non sei morto annegato nel Mediterraneo come troppi tuoi fratelli. Sei riuscito a sbarcare nel paese della “PACCHIA”… E muori. Schiacciato come i quintali di pomodori riversati sull’asfalto. E non potrai vedere  che  il loro succo è del medesimo colore del tuo sangue, fratello mio! Giacché,  e in troppi non lo sanno,  il vostro sangue ha un colore identico al nostro.
Signori razzisti  pensavate forse che il loro sangue fosse “negro”?

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Sguardo

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Avevo poco più di vent’anni quando ad una esercitazione di zoologia, ci piazzarono di fronte ad un ingranditore binoculare. Tutti poggiammo testa ed occhi e fu cosi che la conobbi. Al centro del vetrino, in una goccia un poco fosca di acqua presa dello stagno dell’Istituto, quasi immobile, mi guardava. La Planaria, organismo appartente alla famiglia dei Platelminti. Il suo corpo di grandezza inferiore al centimetro. Ciò che mi colpì proprio al cuore fu incontrare i suoi occhi. Io dall’alto  lei dal basso ci guardavamo. E chissà, mi chiedo ancora, cosa pensò lei, di me… “Macule oculari”, ripeteva annoiato il professore. Per me erano occhi,  vispi e curiosi  colmi di vita, la sua vita. Due occhietti al centro di una buffa testolina piatta dotata anche di orecchie, intensi. Me ne innamorai, per mesi non mi riusciva di non parlarne con chiunque incontrassi. Quello sguardo mi aveva segnata.
Tra le altre informazioni ci avevano detto che in acque inquinate non la si trova più e che la sua presenza  garantisce la mancanza di inquinamento. Questa piccola ‘cosa vivente’ si rigenera se la si taglia verticalmente o orizzontalmente. Da due metà nascono due individui completi. Ma queste sono singolarità che esistono a milioni, nel complesso e ricco mondo animale. Ciò che in me lasciò un segno indelebile fu lo sguardo. Penso a quegli occhi e penso a tutti gli occhi del mondo. E pensando a tutti gli occhi del mondo penso che qualsiasi vivente fornito di sguardo, sia degno di rispetto e bene. E ne sono convintissima. E mi domando come si possa uccidere un uccello, un cervo,  un cane o un bambino…  Tutti egualmente dodati di occhi. Lo sguardo, quello  si imprime nell’anima perché anch’esso è anima del mondo.
Bisogna ricordare ai razzisti, dal primo all’ultimo, che i nostri ospiti neri hanno gli occhi, possiedono lo sguardo. E non si può e non si deve fare del male a chi, nel momento in cui viene leso  oltraggiato, ferito… ci guarda per diventare specchio indelebile, fotogramma indelebile dell’orribile gesto. Per restituire in eterno, la coscienza del mondo.

 

Foto- Joaquinrodriguezpleya.es
Foto- naturfoto-hecker.photoshelter.com20180805_131503.jpg

Trapani

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Sei vento
questo penso, quando ti penso,
spettinata,
elegante di pietra
e sale
che respiro dalle periferie,
dal Santuario, al mare.
Il mare tuo spalanca
vertigini d’azzurro
con una illogica fretta
alle caviglie.
E puntualmente
tu risvegli
l’Ulisse mio dormiente…

©marilena monti- 28/6/16
photo Engel e Volkers

 

 

Un raggio di sole

 

 

20180801_184838.jpgChi, mi chiedo, è riuscito a raccontarla in una sintesi perfetta, meglio di lui? La vita, dico. Salvatore Quasimodo, dico.
Certo straordinario è quel “ognuno sta solo sul cuore della terra” del primo verso. Così come lo è “ed è subito sera” che chiude. Ma ciò che mi  sconvolge sta nel ” trafitto da un raggio di sole”. Avevo 12 anni quando ne rimasi davvero folgorata e ancora, tutti i giorni, quel verso contrassegna le mie giornate. Come la preghiera del mattino e della sera, un mantra o come un ritornello che non ci abbandona mai. Perché trafitti da quel raggio di sole, lo siamo tutti. Dal primo respiro, dal primo inconsapevole sguardo sul mondo, appena fuori dal complicato travaglio del nascere, del primo grande abbandono.
Quel raggio di sole ci trafigge di bellezza, speranza, ci guarda nelle cadute e nelle riprese del viaggio. Ci osseva in attesa dei nostri difficili o impossibili cambiamenti. Ci orienta: esso è la meta. Ma ci disorienta, anche. È la bellezza inesprimibile della Vita. Non può non trafiggerci. Come una spada dolorosa e dolce. E mi sono chiesta, giorno per giorno ( sola sul cuore della terra…) se ci fosse un sinonimo per sostituire il “trafitti” del nostro Premio Nobel per la poesia. No, non c’è. Io non l’ho trovato. E ne sono trascorsi di anni!
La bellezza, lo stupore non possono che trafiggerci, nel più profondo dell’anima. Tanto di più giacché  ognuno sa che sarà subito sera…

Foto- marilenamonti

Preziose mani

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Dovremmo dire grazie
per ogni giorno e notte
che ci date,
di solitaria pena e di fatica.
E chiedere perdono,
perché sfruttati, maltrattati,
offrite pagine di dignità
a noi che non leggiamo.
Senza le vostre mani
il sacro frutto dell’ulivo
non diverrebbe olio.
Solo, avvizzito sulla pianta
resterebbe:
come ciascuno
che non sappia amare.
© marilena  monti – 01-12-17

Agata Katia Lo Coco photographer

 

Filastrocca

 

20180730_170911.jpgGigino Gigetto, sui banchi di scuola,
se apriva la bocca, sbagliava parola.
Scuotevano il capo i bravi insegnanti:
“con lui non resistono né Papi né  Santi!”

E lui rispondeva sempre più arzillo
“Non so stare fermo, mi sento un pò  grillo!
Non voglio sapere, non voglio studiare
so solo giocare col mio cellulare!”

Così un certo giorno cambiando insegnante,
si imbatte in un grillo…che era parlante…
Ma più che parlare gridava gradasso
Gigino, applaudiva ascoltando quel chiasso…

Rimase incantato dai ‘vaffa’ incalzanti
decise “lo seguo e saremo, poi, in tanti,
è facile in fondo e tutti, vedrete,
faranno lo stesso seguendo la rete!”

Si mise a cliccare così in poco tempo,
divenne capetto di quel movimento
E tutt’ad un tratto parlava, parlava…
ed ad ogni parola  ancora sbagliava.

Sbagliava i concetti, ora questo ora quello
usava la bocca ma niente cervello.
E molti pensarono fosse perfetto:
“In poche parole, esprime il concetto!”

E infine poi il giorno in cui venne eletto
non stava nei panni, Gigino Gigetto…
il grillo parlante lo comandava,
e nel riferire, lui, i verbi sbagliava.

Però a fianco a lui, nel buffo governo,
ci fu un altro capo che pur dall’interno…
dettava le regole con piglio feroce:
se Gigi parlava, lui alzava la voce…

Così il poverino, da web e tv,
afferma una cosa e dopo non più
se oggi è d’accordo domani smentisce
e quello che dice non si capisce.

Forza Gigino forza Gigetto,
rimani sempre lo scolaretto…
Dai banchi austeri del parlamento
scopiazzi leggi fatte da tempo!

E oltre al grillo dalla brutta faccia
c’è  l’altro capo che ti sculaccia
fatto l’inciucio, contratto firmato…
non hai capito che ti hanno fregato.

Pigia col dito sul telefonino,
scrivi due balle sin dal mattino,
tanto quell’altro che è il ‘male’ perfetto…
frega Gigino e pure Gigetto!

Foto Pantani Arte

 

 

Voglio…cumprà

Voglio, sì voglio che continuino ad essere sulle spiagge, carichi di pesanti zavorre, colorati di oggetti improbabili o utilissimi. Li voglio, perché i loro sorrisi timidi e discreti rendono le spiagge (carnai vocianti) più gentili. Li voglio perché ho trascorso ore di ricchezza con loro, inginocchiati sulla sabbia a modellare braccialetti. Pazienti, gentili, con le poche parole incerte nella mia lingua. A spostare una fibbia, a stringere o allargare modellando con dita delicate ed esperte. I miei polsi grondano braccialetti creati dalle loro preziose mani, ogni estate. Gronda delle loro storie, la mia anima. La pausa spero sempre che sia lunga, gli faccio posto sotto l’ombrellone dove sono costretta a stare, gli offro un piccolo riposo, parole e acqua fresca. Ringraziano. Non contratto sul prezzo. Hanno creato quell’oggetto per me. Artigianato originale (altro che contraffazione!). Non avrebbe prezzo, in verità. Qualcuno l’ho visto piangere alla parola “casa”. Piccole lacrime rimaste tra le ciglia. Discrete  come i sorrisi.
Voglio cumprà, certo che lo voglio! Alla fine dell’ estate, sui miei polsi che prima erano nudi, si intrecciano fili20180729_105206 e perline, colori e sapere. Mi sento ricca di tutto l’amore che ho per chi, sudando, attraversa le nostre spiagge, per guadagnarsi onestamente il pane e portare il segno discreto e forte della propria cultura.

 

Dago- fotogallery

Manifesti

Oggi, esattamente 80 anni fa. Oggi 26 luglio, Mussolini pubblicava il “Manifesto sulla razza”. Di lì a poco, le leggi razziali. Penso. Sono trascorsi in fondo pochi decenni, la memoria degli orrori dovrebbe essere fresca e atterrita… Invece no. Nuovi manifesti, con i medesimi orridi contenuti si creano, ogni giorno di più sul subdolo e pericolosissimo Facebook.
È cambiato il volto del pazzo narciso avido di potere ma…il risultato potrebbe non cambiare. Dovremmo essere pervasi di indignazione, malessere e preoccupazione. Dovremmo riflettere e abbandonare quel ‘non luogo’ su cui il male mette radici sempre più profonde.
Oggi una sola la mia soddisfazione: Fb chiude il secondo trimestre 2018 in ribasso, e i risultati inferiori alle attese, affondano il titolo in Borsa dove perde il 23,68%.
Non tutto è perduto. Anche il bene esiste…20180726_105200