Cuginetti

Se la SICILIA è la mia TERRA MADRE che dall ‘AFRICA s’è staccata, tutta l’ Africa come una  ‘NONNA‘, io l’ho sempre considerata…
E siccome la Sicilia di quel gran continente è un “pezzetto”…
OGNI AFRICANO, io, lo considero  un “CUGINETTO“.

Perciò ho scritto questo canto che vorrei fosse canticchiato da tutti coloro che hanno a cuore i vincoli di appartenenza all’essere ‘umani’, le parentele dell’anima, quelle che contano di più.
E soprattutto i bambini vorrei lo cantassero!…

Rosso

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Rosso. Un tripudio di rosso, mescolato al blu della plastica, al grigio rovente dell’asfalto.
Rosso vivo, carne della terra, succosi pomodori ancora caldi di sole e di mani nere che li hanno appena raccolti.
La fatica è finita per oggi. 14 ore di schiena spezzata. E intanto a contare…quante cassette, quanti euro a quintale, detratto il costo del biglietto per il trasporto  5 euro, forse me ne restano 10, forse domenica posso chiamare mia madre in Gambia.  Forse a fine estate, quando comincia il raccolto dell’uva, posso mandare qualcosa ai miei.
Conta, fratello, mentre il tuo corpo geme letti di fortuna, pane di fortuna, acqua di fortuna e le tue giunture ancora giovani già lamentano una spossatezza che non puoi permetterti di ascoltare. Il Caporale è cattivo ma si trasforma in icona di sopravvivenza. Devi rispettarlo e tacere mentre vi stipa in un furgone che potrebbe contenere la metà di quelli che siete. Privo di finestrini. Riprenderai respiro all’arrivo e per tutta la notte dormendo sotto un albero.
E invece non arrivi. Uno schianto.  Non sei morto annegato nel Mediterraneo come troppi tuoi fratelli. Sei riuscito a sbarcare nel paese della “PACCHIA”… E muori. Schiacciato come i quintali di pomodori riversati sull’asfalto. E non potrai vedere  che  il loro succo è del medesimo colore del tuo sangue, fratello mio! Giacché,  e in troppi non lo sanno,  il vostro sangue ha un colore identico al nostro.
Signori razzisti  pensavate forse che il loro sangue fosse “negro”?

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Preziose mani

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Dovremmo dire grazie
per ogni giorno e notte
che ci date,
di solitaria pena e di fatica.
E chiedere perdono,
perché sfruttati, maltrattati,
offrite pagine di dignità
a noi che non leggiamo.
Senza le vostre mani
il sacro frutto dell’ulivo
non diverrebbe olio.
Solo, avvizzito sulla pianta
resterebbe:
come ciascuno
che non sappia amare.
© marilena  monti – 01-12-17

Agata Katia Lo Coco photographer

 

Voglio…cumprà

Voglio, sì voglio che continuino ad essere sulle spiagge, carichi di pesanti zavorre, colorati di oggetti improbabili o utilissimi. Li voglio, perché i loro sorrisi timidi e discreti rendono le spiagge (carnai vocianti) più gentili. Li voglio perché ho trascorso ore di ricchezza con loro, inginocchiati sulla sabbia a modellare braccialetti. Pazienti, gentili, con le poche parole incerte nella mia lingua. A spostare una fibbia, a stringere o allargare modellando con dita delicate ed esperte. I miei polsi grondano braccialetti creati dalle loro preziose mani, ogni estate. Gronda delle loro storie, la mia anima. La pausa spero sempre che sia lunga, gli faccio posto sotto l’ombrellone dove sono costretta a stare, gli offro un piccolo riposo, parole e acqua fresca. Ringraziano. Non contratto sul prezzo. Hanno creato quell’oggetto per me. Artigianato originale (altro che contraffazione!). Non avrebbe prezzo, in verità. Qualcuno l’ho visto piangere alla parola “casa”. Piccole lacrime rimaste tra le ciglia. Discrete  come i sorrisi.
Voglio cumprà, certo che lo voglio! Alla fine dell’ estate, sui miei polsi che prima erano nudi, si intrecciano fili20180729_105206 e perline, colori e sapere. Mi sento ricca di tutto l’amore che ho per chi, sudando, attraversa le nostre spiagge, per guadagnarsi onestamente il pane e portare il segno discreto e forte della propria cultura.

 

Dago- fotogallery