E tu mi rendi ricco…

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Voglio essere “Riace”. Terra di un’anima che accoglie. Corpo, anima, lavoro e casa per quelli senza nulla che annaspano, andando di mare in mare: mari di violenza, onde ostili, luoghi comuni,  pregiudizi, nuove schiavitù.
Un mare di rifiuti, rigetti, prevaricazioni, negazioni, vessazioni, respingimenti…
I più non possono parlare, la nostra lingua non la sanno, possono piangere nella lingua comune (esperanto del dolore), fatta di sole lacrime.
Odio sapere che paesi fantasma vivano senza sorrisi, voci e passi nelle strade. Odio sapere che case abbandonate restino vuote a marcire di topi e nostalgia. Odio sapere che le scuole siano chiuse, per assenza di allievi.
Vorrei che fossero “Riace” i paesi, i paesini e i borghi spopolati, in questa Italia che ha voltato le spalle alla sua storia, che ha svenduto la sua anima più vera, al peggiore offerente.
Potrebbero essere “Riace” i luoghi tutti: accoglienti, utili, produttivi, vitali.
Siano “Riace” i cuori, ampi di tetti e di camini accesi (perché l’inverno non veda i nostri fratelli all’addiaccio!). Comuni rinati all’insegna dello scambio, dell’integrazione e del rispetto: e io ti arricchisco  e tu mi rendi ricco…di umanità.

Foto-cappittomihai.com