Rosso

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Rosso. Un tripudio di rosso, mescolato al blu della plastica, al grigio rovente dell’asfalto.
Rosso vivo, carne della terra, succosi pomodori ancora caldi di sole e di mani nere che li hanno appena raccolti.
La fatica è finita per oggi. 14 ore di schiena spezzata. E intanto a contare…quante cassette, quanti euro a quintale, detratto il costo del biglietto per il trasporto  5 euro, forse me ne restano 10, forse domenica posso chiamare mia madre in Gambia.  Forse a fine estate, quando comincia il raccolto dell’uva, posso mandare qualcosa ai miei.
Conta, fratello, mentre il tuo corpo geme letti di fortuna, pane di fortuna, acqua di fortuna e le tue giunture ancora giovani già lamentano una spossatezza che non puoi permetterti di ascoltare. Il Caporale è cattivo ma si trasforma in icona di sopravvivenza. Devi rispettarlo e tacere mentre vi stipa in un furgone che potrebbe contenere la metà di quelli che siete. Privo di finestrini. Riprenderai respiro all’arrivo e per tutta la notte dormendo sotto un albero.
E invece non arrivi. Uno schianto.  Non sei morto annegato nel Mediterraneo come troppi tuoi fratelli. Sei riuscito a sbarcare nel paese della “PACCHIA”… E muori. Schiacciato come i quintali di pomodori riversati sull’asfalto. E non potrai vedere  che  il loro succo è del medesimo colore del tuo sangue, fratello mio! Giacché,  e in troppi non lo sanno,  il vostro sangue ha un colore identico al nostro.
Signori razzisti  pensavate forse che il loro sangue fosse “negro”?

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Preziose mani

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Dovremmo dire grazie
per ogni giorno e notte
che ci date,
di solitaria pena e di fatica.
E chiedere perdono,
perché sfruttati, maltrattati,
offrite pagine di dignità
a noi che non leggiamo.
Senza le vostre mani
il sacro frutto dell’ulivo
non diverrebbe olio.
Solo, avvizzito sulla pianta
resterebbe:
come ciascuno
che non sappia amare.
© marilena  monti – 01-12-17

Agata Katia Lo Coco photographer